martedì 11 marzo 2014
A la via così!
Il mio figlio, adesso ha 16 anni.
Parlare tanto con lui in macchina è una delle cose che amo di più al mondo, a volte allunghiamo il tragitto per parlare ancora di più, oppure giriamo a vuoto per poter stare in quella zona che non c'è, perché solo lì possiamo dire certe cose, perché in quella zona spazio-tempo io non sono più mamma, lui non è più un figlio adolescente, ma siamo due ricercatori della verità, e allora supposizioni, teorie, illuminazioni sul perché delle cose, discussioni sull'origine delle cose, sulla morte, sulla vita, su Star Trek, gli UFO, tutto.
Scesi dalla macchina tutto torna come sempre, vita ordinaria, io mamma e lui figlio adolescente, che non parla più.
Fino al prossimo viaggio.
A la via così!
Il Sublime
Il sublime fa molta paura e noi umani
dobbiamo rifiutarlo, non abbiamo la capacità di contenere il
sublime perché la nostra mente ne teme le conseguenze e si difende
come può. Così semplice ed eterno così estremo e vicino, così
pieno e così vuoto allo stesso tempo, che porta la mente alla
pazzia.
Lei non poteva impazzire, perché la sua mente era come la
mente di un cervo, il suo corpo era come il corpo di una donna e così
non c'è più possibilità di impazzire perché questa già è una
pazzia.
mercoledì 5 marzo 2014
LA STORIA DELLA MIA VITA
Mia sorella lavorava stabilmente per una compagnia di teatro di Roma.
Era felice, viaggiava, era bella.
Lavorava per G.B.C.
Un giorno mi ha chiamata e mi ha detto che serviva una grafica per il nuovo spettacolo, che era una messa in scena della Dodicesima notte di Shakespeare.
Io in realtà non avevo nessuna esperienza lavorativa, ma ero piena di entusiasmo e così sono partita per Roma con i miei disegni per fare un colloquio con il regista.
Abbiamo parlato molto e non so ancora bene il perché ma ha accettato di farmi fare il lavoro.
Ero felicissima, anche perché sarei rimasta a Roma per tutto il periodo delle prove, avrei seguito le prove.
Sono rimasta a Roma un mese nella casa di mia sorella e ho conosciuto gli attori che recitavano con lei. Era bello lavorare così, e devo dire che questa mia prima esperienza lavorativa ha segnato tutto il mio modo di progettare anche in futuro, che siano lavori di grafica, cataloghi, laboratori, insomma progetti che implicano un rapporto con qualcun altro che non sono io. Ho imparato la completa empatia, ho imparato a farmi vuota per diventare quello che devo fare, ed ogni volta è come una vertigine, perché credo di non farcela e fino all'ultimo non faccio niente, non disegno, non mi metto al computer, niente, vivo semplicemente facendomi invadere dal progetto, per poi fare tutto in uno o due giorni. E questo modo di lavorare lo devo a GBC il regista che ha creduto che potessi farcela nonostante non avessi nessuna esperienza.
Nel periodo in cui vivevo a Roma, mi sono anche molto divertita ero sempre in giro, mi piaceva tanto anche da sola, perché sola non la ero mai.
Mi ricordo che una sera ero su un autobus e mi si è avvicinato un uomo che ha cominciato a raccontarmi che Roma era popolata da enormi giganti più alti dei palazzi e che anche in quel momento ce ne era uno, ma io non sono riuscita a vederlo, perché l'autobus è passato oltre.
Ho lavorato tante altre volte per GBC e ho sempre seguito tutte le prove di ogni spettacolo.
Gli attori che lavoravano con mia sorella erano come i bambini o come i matti, non saprei. Erano belli e io ci stavo tanto bene. Questa cosa ha fatto sì che io non sia mai riuscita a lavorare in ambienti di lavoro tradizionali, come le agenzie di comunicazione o altri orribili posti del genere. Di questo sono molto contenta e scrivendo questo mio diario mi rendo conto di quanto, ogni cosa che mi è accaduta, ha avuto un senso ben preciso e che solo adesso mi risulta chiaro.
mercoledì 29 gennaio 2014
DI GIOCARE
Di giocare anche quando non ci sono più giochi.
Di giocare anche quando sono stanca e non credo di farcela.
Di giocare quando invece c'è ancora il sole e a volte quando c'è buio.
Di giocare che ci salva sempre.
Di ridere.
lunedì 20 gennaio 2014
LA STORIA DELLA MIA VITA
Mia madre aveva fatto installare un telefono che dal ristorante poteva telefonare di sopra in casa e chiamarci, a me e a mia sorella, per dire: vieni giù!!!!
Lo squillo del telefono era un'ossessione perché mentre guardavamo un film o leggevamo un libro o qualsiasi altra cosa, dovevamo mollare tutto, vestirci da cameriera o da cuoca e scendere.
Io lavoravo in cucina, ero l'aiuto cuoca. In cucina c'eravamo io, D. e A.
A. era una signora di circa cinquant'anni e quando lavoravamo parlavamo. Da piccola A. era stata mandata a lavorare come serva nella casa di ricchi signori di Milano, era una bambina e da allora non ha mai smesso di lavorare, nemmeno un giorno. Da noi veniva a fare le pulizie al mattino, poi alla sera i fine settimana stava in cucina con me e D. Poi faceva le pulizie da alcune donne del paese e alcune volte lavorava anche in un altro ristorante.
A. è una signora minuta, svelta A. non si lamenta mai, quando lavoravamo se io mi facevo prendere dallo sconforto, mi diceva: Dai dai, non pensare!
A volte veniva a lavorare con la febbre, io le chiedevo: Ma perché non sei stata a casa? E lei mi rispondeva: Io il male non lo ascolto e lui se ne va via. Se me ne occupo non mi passa.
A. non riesce più a stare seduta, perché se si siede le fanno male le gambe, allora guarda la televisione in piedi appoggiata a un tavolo.
A. è spiritosa e di notte quando finivamo al ristorante l'accompagnavo a casa con la macchina, parlavamo e ridevamo tanto.
A. l'ho rivista poco tempo fa e anche se sono passati tanti anni è ancora uguale, sono andata a trovarla con mia madre che si lamentava per il male alla schiena e A. appoggiata al suo tavolo ha riso e le ha detto: E' perché stai troppo seduta.
BAMBINI
Da qualche tempo tengo laboratori con bambini, bambine.
Io sto molto bene con loro, veramente molto bene.
Da un po' di tempo mi sono accorta che anche loro stanno bene con me e spesso mi dicono: Perchè tu sei come piccola? Sei come noi. E' inutile dire che per me è un complimento eccelso.
Una bambina mi ha addirittura invitata ad un pigiama party.
Io non ho alcun problema con i bambini perché io non li considero bambini, non li considero inferiori mai, neanche per un secondo. Al contrario penso che siano dei grandi maestri e cerco di imparare tutto quello che mi è possibile stando con loro.
A loro insegno solo gli strumenti che conosco per fare in modo che tutto quello che possiedono non venga corroso dagli adulti e loro mi sono grati perché sanno che il nostro è uno scambio basato su solide basi.
Io imparo da loro a tacere, imparo da loro il non giudizio, imparo ancora una volta a scardinare quelle che sono le convenzioni per vedere le cose come sono davvero, imparo ancora a parlare con gli oggetti, imparo a perdere il tempo, a reinventare il tempo e tante altre cose.
Io soffro quando penso ai bambini, perché sono prigionieri politici, soffro perché non hanno diritto di parola, soffro perché portano una luce che con il tempo fanno fatica a tenere accesa. Soffro perché i bambini con cui lavoro hanno già la percezione di vivere in un mondo senza speranza, mi parlano di una scuola che li opprime o li annoia nel migliore dei casi. Bambini che hanno sete di conoscere hanno sete di imparare e la loro sete viene bruciata con la noia, la mediocrità, una sete che non può essere dissetata da un insegnamento vuoto di significato.
Però i bambini non sono altro da noi, i bambini siamo noi, allora mi chiedo, ma cosa sta succedendo?
lunedì 13 gennaio 2014
LA STORIA DELLA MIA VITA
Una mia amica mi viene a trovare quando sono un po' persa, ma io non la chiamo, lei viene perché lo sa da sola. Io le dico che lei è strega e lei mi dice, siamo streghe tutte e due.
Noi in realtà non ci vediamo spesso, non ci frequentiamo mai, ma lei sente quando ho bisogno.
Come ho detto è strega.
Il giorno che è venuta mi ha portato dei regali, ci siamo sedute vicino al fuoco e abbiamo parlato e lei mi ha detto: La vita sulla terra è breve perché è troppo faticosa da sopportare.
La vita è faticosa da sopportare e quando guardo il mio figlio adolescente penso: gli avrò dato tutti gli strumenti necessari? Sarà abbastanza forte? E mi preoccupo oltre ogni misura, a volte non dormo per questa preoccupazione di mamma. Oggi mio figlio mi ha fatto vedere una vignetta di una donna incinta che dice: non riesco a dormire, poi nasce il bambino e dice: non riesco a dormire, poi il bambino cresce e ha paura di notte e lei dice: non riesco a dormire, poi diventa adolescente ed esce dicendo di non aspettarlo che torna tardi e lei dice: non riesco a dormire.
Il Castello
Alla scuola del Castello ho conosciuto tanti amici, sono stata felice per due anni, ho riso tanto e ho fatto delle cose che mi hanno fatta divertire.
Ma poi è finita la scuola e allora ho pensato: adesso devo lavorare. Così ho preparato una cartella con tutti i lavori di grafica che avevo fatto a scuola ma oltre a quelli ho preparato delle cose di mia invenzione, delle piccole ricerche che avevo fatto da sola, ad esempio avevo fatto una ricerca fotografica di tutti i disegni e le scritte sui muri di Milano, ma non graffiti, piccole scritte che la gente faceva sui muri, come se i muri della città mandassero dei messaggi. Avevo trovato delle cose molto interessanti, così avevo elaborato le scritte graficamente.
Così da brava ho preso un elenco delle pagine gialle e ho cominciato a battere a tappeto tutte le agenzie di comunicazione di Milano anche le più famose.
Sempre guardavano i lavori e tutti si interessavano molto ai miei progetti, alcuni mi facevano andare avanti con i progetti e mi dicevano: la prossima volta porta questo. Poi: bene! Ecco adesso fai quest'altro.
Poi io mi stufavo perché non si arrivava mai a niente, così non ci tornavo da quelli che mi facevano portare delle ricerche.
In altre agenzie si entusiasmavano e poi mi dicevano quanto anche loro erano creativi, e mi elencavano le loro idee creative, io stavo lì ascoltavo, poi mi facevano vedere i loro uffici che erano enormi e lussuosissimi e poi mi salutavano.
In una agenzia mi avevano presa in giro, ridevano tra di loro dei miei lavori e poi mi avevano chiesto: Ma tu sei di Marte? E giù a ridere. Quella volta uscendo ho pianto.
L'ultimo incontro è stato così, due ragazzi di un'agenzia hanno guardato i lavori seri e poi mi hanno detto: Usciamo da qui, andiamo in un bar. Siamo andati in un bar e mi hanno detto: Di dove sei? Io ho risposto e loro hanno detto: Torna là, vai via da Milano, scappa finché sei in tempo, vai via! Tu in queste agenzie moriresti, qui la creatività non esiste, vai in provincia le cose più belle vengono da là. Qui non c'è più niente.
Io quando sono tornata verso l'appartamento pensavo che me lo dicevano perché non mi volevano, ero stupida e ingenua. Ma ho spesso ripensato a quei due ragazzi che mi hanno portata fuori dall'agenzia per salvarmi e sempre con il pensiero li ringrazio.
A quel punto avevo capito che con le agenzie non c'era niente da fare, ma io non volevo andare via da Milano o meglio non volevo lasciare l'appartamento con le mie amiche, con loro stavo bene e non volevo tornare a Sabbioneta, così risposi a un annuncio dove cercavano dei ragazzi per restaurare i palazzi. Così ci andai all'appuntamento e c'era un cantiere, un'impalcatura enorme attorno a un palazzo antico, Mi è venuta incontro una ragazza che mi ha spiegato tutto e mi ha fatto salire sull'impalcatura in altissimo sul palazzo. Là in alto non sembrava di essere a Milano ma sembrava un altro posto, c'erano dei ragazzi con le tute bianche che pulivano il palazzo e quando passavo mi salutavano e sorridevano. Io ero felice in alto sul palazzo e volevo andarci vestita con la tuta bianca.
La ragazza che mi parlava era decisa e forte dirigeva lei i lavori e mi ha detto che secondo lei io andavo bene e che sicuramente mi avrebbero presa, che avrebbe parlato con il capo e mi avrebbe chiamata. Così ho lasciato il mio numero sicurissima che sarei stata presa.
Ma invece non mi hanno presa, senza spiegazioni non mi hanno presa.
Il mio destino non poteva proseguire per quella strada adesso ne sono sicura e credo che sia solo per questo motivo che non sono stata presa.
Così ho lasciato l'appartamento e le mie amiche. Era finita così. Tornavo a Sabbioneta.
mercoledì 27 novembre 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Ieri pensavo a come avrei fatto a proseguire questo diario, che sta diventando davvero faticoso.
E' difficile ripensare così dettagliatamente al passato.
Sono successe così tante cose, diventa difficile decidere quali mettere nel diario e quali tralasciare.
Alcune piccole cose della quotidianità andranno perse, ma forse sono state importanti quanto gli eventi eccezionali, chissà.
Una sera ero nella mia camera nell'appartamento a Milano, è suonato il telefono e S. mi ha chiamato perché la telefonata era per me, era mia mamma, mio papà aveva avuto un infarto ed era stato ricoverato all'ospedale. Io sono tornata nella mia camera e ho pianto, però adesso se ricordo quell'episodio ricordo farfalle.
Ma perché farfalle?
Poi hanno operato mio padre al cuore e mi ricordo che un giorno io e mia madre siamo state nella sala d'attesa dell'ospedale, sono passate tante ore, poi è arrivato un chirurgo giovane che aveva una bandana in testa colorata e sembrava un attore dei telefilm americani, ci ha detto che l'intervento era andato bene e che mio padre adesso era in rianimazione e potevamo vederlo solo attraverso un vetro e infatti abbiamo guardato dal vetro.
Poi hanno chiesto a mia mamma di fare la notte e lei ancora adesso racconta che aveva sonno e così si è coricata in un letto libero che c'era lì vicino e russava forte, così un'infermiera l'aveva sgridata anche perché tutta la gonna le si era alzata e si vedevano le mutande, così le aveva detto: Ma non si vergogna?
Mio padre poi è stato mandato in un centro di riabilitazione che c'è vicino al lago di Garda, era una villa antica con un bel parco, dove convivevano il centro di riabilitazione per il cuore e un centro per anoressiche.
Ogni volta che andavamo a trovare mio padre ci raccontava delle anoressiche che parlavano sempre tra loro di cibo e correvano nel parco, io le vedevo quando andavo da mio padre.
Mio padre dopo quell'episodio dell'infarto è rimasto depresso per un periodo e mi ricordo che ripeteva sempre: Io avrei dovuto essere morto, se non c'era questa possibilità dell'intervento al cuore adesso sarei morto. In fondo io penso che questo episodio in realtà ha ucciso una parte di mio padre che non è più tornata.
Poi finalmente è finito anche il periodo di riabilitazione e sono andata io a prendere mio padre, è stato strano perché era debole e insicuro sembrava di vetro. Io ero imbarazzata, preoccupata, un po' angosciata e intenerita perché lui era sempre stato forte ai miei occhi e anche orgoglioso e vederlo così mi faceva impressione.
Ci siamo fermati un po' vicino al lago in un bar, perché era da tanto tempo che non vedeva 'fuori', parlava poco e io dicevo delle stupidate per farlo ridere, cose che avevano fatto i cani oppure delle stranezze di mia madre, per ridere, per non essere imbarazzati.
martedì 26 novembre 2013
Le Regine
Io per un po' di tempo mi sono rifiutata perché ho sempre pensato che ai bambini non si può insegnare niente, loro sanno già tutto, soprattutto disegnare, penso che sia impossibile insegnare a disegnare a un bambino, sarebbe anzi interessante imparare a disegnare da un bambino, ma questa è una cosa difficile da attuare.
Però la mia amica un giorno ancora mi ha detto: Guarda che mia figlia insiste che vuole venire da te, vuole disegnare con te. Allora le ho detto: Va bene, falla venire, ma io non ho niente da insegnarle, lavoreremo insieme.
Poi assieme a questa bambina si sono aggiunte altre due bambine.
Il primo giorno che sono venute ero molto agitata, volevo che loro stessero bene e che tutto andasse bene. Abbiamo costruito una corona ciascuno, per sentirci Regine.
Loro sono meravigliose e le due ore che abbiamo passato insieme sono volate via, hanno capito tutto e non ho dovuto spiegare niente.
Adesso ogni giovedì si ripete sempre una magia, ognuna di noi sta molto attenta a non rompere l'incantesimo e per quelle due ore tutto è possibile.
Allora mi sono chiesta ma dove va a finire tutta questa meraviglia quando diventiamo donne adulte?
Dove va a finire la luce che brilla gli occhi?
Dove finisce la sensazione che tutto si può?
Dove essere pazze?
Dove urlare fortissimo?
Dove essere davvero unite e parlare piano dei segreti?
Dove essere davvero le Regine?
LA STORIA DELLA MIA VITA
Finalmente una famiglia, come pensavo che potesse essere.
Qualcuno che mi aspettava, che mi ascoltava.
Quei due anni sono stati molto belli anche perché finalmente avevo abbandonato architettura di cui non mi importava niente e facevo una scuola che amavo fare, dove avevo fatto molte amicizie.
Tutte le mattine entravo nel castello e tutte le sere tornavo a casa con le ragazze che mi aspettavano per mangiare a lume di candela.
Ero felice.
Mi ero liberata anche di quel ragazzo spietato che mi maltrattava ed ero tornata con D. lo vedevo i fine settimana quando tornavo a casa, nel ristorante.
D. nel periodo in cui studiavo a Milano aveva cominciato a lavorare come aiuto cuoco nel ristorante dei miei genitori, così quando tornavo a casa c'era anche D. in cucina con mio padre.
Avevo anche tre cani che si chiamavano: Nera perché era tutta nera, Lula in onore ad un film di David Lynch e Black perché si chiamava così quando l'ho preso al canile.
I miei cani avevano formato una specie di branco di cui la regina indiscussa era la Nera, una regina autoritaria e crudele con gli altri due cani, ma con noi era buona.
Ogni tanto organizzavano delle fughe con relative razzie di polli e gatti e dopo mia madre doveva vedersela con i vigili del paese. Mio padre aveva fatto una recinzione che credo non abbiano nemmeno a San Vittore, ma loro riuscivano sempre, sempre a fuggire, escogitavano tecniche di fuga sempre più sofisticate. Black era l'esperto della fuga, era un cane da caccia, uno spinone italiano che riusciva a dire: ciao, la Lula veniva utilizzata per rompere la rete, per scavare fosse, per tutti i lavori di fatica, la Nera naturalmente era la mente.
Io e D. continuavamo a suonare insieme agli altri e tutto proseguiva bene.
venerdì 18 ottobre 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Oltre a S., nella casa vivevano B. e M.
Venivano tutte e tre dal Trentino.
Per me era una completa novità, io avevo sempre avuto a che fare con la pianura più pianura del mondo e con i suoi abitanti.
S. aveva un anima cristallina, si muoveva silenziosa e leggera, aveva la pelle luminosa come la luna ma questo suo essere lieve poteva ingannare, perché S. era una ragazza forte. Studiava in una scuola di illustrazione e fumetto.
B. aveva un forte accento tedesco abitava in una valle del trentino, io la trovavo estremamente stravagante, mi faceva molto ridere. Mi ricordo che un fine settimana è tornata a casa e quando è tornata a Milano era completamente pelata, aveva la testa come una palla da bowling, era impressionante!
Studiava all'accademia di belle arti.
Con M. avevo meno rapporti di amicizia, il legame più forte l'avevo stretto con S. e B.
Ho passato due anni molto belli con loro.
Giocavamo come bambine, l'atmosfera era sempre magica, alla sera mangiavamo a lume di candela e non si iniziava a mangiare se non c'eravamo tutte.
Per me era come un surrogato di famiglia.
martedì 1 ottobre 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Come ho scritto non mi è mai interessato studiare architettura, e dopo due anni strazianti in cui non riuscivo a fare niente, niente altro che mangiare e piangere, lasciai architettura.
Avevo scoperto, non ricordo come, che esisteva una scuola di grafica e illustrazione a Milano, che non era privata e si entrava tramite un piccolo esame che selezionava gli allievi.
La scuola era dentro il CASTELLO SFORZESCO!!! E così se mi avessero presa, tutte le mattine sarei andata a scuola dentro a un castello!! Come la Principessa!!
Così il giorno dell'esame andai con una tale forza e decisione che non potevano non prendermi, infatti mi presero!
Ero felice, felicissima, per la prima volta dopo tanto tempo facevo una cosa che avevo scelto io!
Ero io, come quando facevo l'Istituto d'Arte, ero tornata in me!
Mia sorella nel frattempo era tornata a vivere a Roma, a fare anche lei quello per cui era nata, l'attrice.
Mi misi subito a cercare una stanza sugli annunci, ho visitato un sacco di appartamenti, ma spesso mi sentivo soffocare...
Fino a quando un giorno sono andata a vedere un appartamento dove mi ha accolto una creatura che non era della nostra specie.
Lei si chiama S., viene dalla montagna e sembra appartenere al popolo degli Elfi.
Io arrivavo da una guerra, la mia anima era ferita e in disordine, avevo lottato con i fantasmi, con la pazzia, con la paura di perdermi, venivo da maltrattamenti di anni, da incomprensioni, venivo dalla solitudine e dietro alla porta di un appartamento di Milano finalmente mi aveva aperto un'anima che mi diceva: Ecco sei finalmente arrivata! Adesso riposati.
E così dissi subito: Prendo la stanza!!
sabato 28 settembre 2013
giovedì 1 agosto 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
La sera dello spettacolo, mi ricordo, ero molto agitata, nonostante dovessi muovere solo il manichino e preparare vari oggetti dietro le quinte.
Questa esperienza mi ha fatto capire molto bene, che il teatro con me non aveva niente a che fare, oppure io non avevo niente a che fare con il teatro.
Però dopo lo spettacolo ci siamo divertiti perché abbiamo fatto una festa dove si ballava e si festeggiava tutti assieme la fine del lavoro.
Quella sera a vedere lo spettacolo c'era anche il ragazzo bellissimo, quello che io e mia sorella guardavamo sempre da lontano, io non me ne ero accorta e ad un certo punto, dopo lo spettacolo, mia sorella è venuta da me trafelata e agitata dicendomi: Sai chi mi ha parlato??
E io: no, chi?
E lei: Il ragazzo bellissimo, mi ha chiesto di uscire con lui!!!
In quel momento mi ricordo che una rabbia e una desolazione infinita si è impadronita del mio cuore, l'avrei picchiata a sangue, ero gelosa, disperata e pensavo che in tutto questo ci fosse qualcosa di profondamente ingiusto, ma nello stesso tempo non capivo il perché di tutta quella rabbia, non riuscivo a capire il perché.
Ho un ricordo di quel momento come di nebbia, come se in un solo istante si fosse alzata una nebbia fitta e desolante. Mi veniva da piangere.
Mia sorella mi disse: Devi tornare a casa con qualcuno, io esco con lui.
Il resto della serata non lo ricordo più, penso di aver detto delle parolacce a mia sorella, ma lei era felice.
Da quel giorno il ragazzo bellissimo che si chiamava A. veniva spesso nel nostro appartamento, dopo siamo diventati amici.
sabato 27 luglio 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Il ragazzo per cui avevo perso la testa continuava a maltrattarmi, e io soffrivo, ma allo stesso tempo non potevo fare a meno di frequentarlo, era una continua umiliazione, a volte se vedeva delle ragazze che gli piacevano voleva che io gli stessi distante di modo che sembrasse da solo. Faceva dei commenti dispregiativi sul mio abbigliamento oppure sui miei capelli, spesso mi abbandonava nel mezzo di una serata, serata per cui mi ero preparata piena di agitazione ed aspettative, mi lasciava con la sua compagnia di amici e se ne andava, così io rimanevo lì con il magone a cercare di fare la buffona.
Non so se è una fase che prima o poi passano tutte le donne, ma comunque nel mio caso, percepivo tutto questo come una cosa a cui io non potevo sottrarmi.
Era veramente un periodo di vera 'merda' mi sentivo così svalutata che non potevo pretendere di meglio che essere maltrattata da tutti, e in fin dei conti ripensandoci ora mi rendo conto che ero come anestetizzata, una parte di me era completamente silente e dormiente, e la parte masochista era soddisfatta e appagata.
Io e mia sorella ci eravamo iscritte ad un altro corso insieme, il corso di teatro.
Il politecnico stava organizzando un grande spettacolo all'interno dell'ex Bovisa, un enorme capannone industriale. Era uno spettacolo su un testo di Fassbinder.
Mia sorella essendo già attrice venne scelta per recitare un personaggio femminile abbastanza importante, indossava una parrucca di capelli rossi lunga fino alla schiena era molto bella quando recitava.
Ma devo dire che mia sorella quando recita è sempre molto bella, anche adesso, emana una forza che durante la vita tiene a bada non si sa dove e così diventa luminosa e bellissima e in generale chi la vede la vorrebbe... sì la vorrebbe, perché si percepisce un'energia che tutti vorrebbero per sé e così io credo le persone confondono l'energia con la persona e vorrebbero la persona, per provare ancora quella sensazione.
Io invece ero stata scelta per trasportare un manichino con le rotelle, dovevo essere invisibile, doveva sembrare che il manichino si muovesse da solo, infatti mi ero vestita di nero. A me riusciva bene essere invisibile, ero ben addestrata a questo compito!
Poi dovevo fare altre azioni di spostamenti di scenografie e oggetti 'dietro le quinte'.
Facemmo molte prove.
domenica 21 luglio 2013
Ballare
Ieri sono andata a un festival rock perché Andrea aveva un banco dove vendeva le sue cose.
Io sono stata un po' al banco, ma poi ha suonato un gruppo che faceva venire molta voglia di ballare.
Io ho sempre amato tantissimo ballare, allora ho pensato: Ma sì dai in fondo cosa mi può mai succedere...
Voi penserete: Ma perché cosa le potrebbe mai succedere ballando?
Ma in realtà io ho una colonna vertebrale e in generale le ossa che non sono più disposte a ballare con me e così prima di raccontarvi cosa mi è successo ieri vi racconterò cosa mi è successo l'anno scorso.
L'anno scorso un mio amico che ha un bar mi ha detto: Stasera vieni che c'è il dj set!
Allora io ho detto: Sì, va bene, invito anche la Jo!
La Jo è una mia amica con cui faccio spesso queste cose mondane.
Così ci siamo presentate al bar nell'ora dell'aperitivo, abbiamo bevuto uno spritz e poi volevamo ballare, perché anche alla Jo piace molto ballare, però non ballava nessuno.
Abbiamo aspettato un po' e poi abbiamo detto: Ma dai cosa importa se non balla nessuno, balliamo noi!!
Sì dai balliamo!!!
Abbiamo cominciato a ballare, ma io ho un problema, non riesco a trattenermi e quando ballo dopo un po' esagero tantissimo, entro in uno stato di trans dove penso di poter fare qualsiasi cosa.
Anche quella sera è successo così.
Ad un certo punto il dj ha messo un brano che il ritornello faceva così: JUMP JUMP JUMP.
Così ho cominciato a saltare con tutta la forza che avevo in corpo, cercando di saltare il più in alto possibile. Quella canzone è abbastanza lunga.
La mattina dopo avevo il femore incrinato.
Tornando a ieri notte, ho cominciato a ballare piano piano, dicendo a me stessa: Resisti, non lasciarti andare, balla poco, non muovere troppo la schiena.
Per un po' ci sono riuscita, ma poi un'altra parte di me ha detto: Ma dai basta!!! Lasciati andare, cosa mai può succederti non pensarci.
Io ho ascoltato quella che mi diceva: lasciati andare.
Oggi non riesco a muovere la schiena, ho prenotato una risonanza magnetica.
Però ieri sera mi sono divertita!!
LA STORIA DELLA MIA VITA
Mia sorella in quel periodo era assieme a un ragazzo di Lecce che aveva una sorella che studiava danza, la quale decise di frequentare una scuola a Milano, così venne ad abitare con noi.
Mia sorella cominciava ad uscire più spesso per conto suo, aveva preso contatti con vari teatri e così spesso mi ritrovavo in casa con la sorella del suo ragazzo che era sempre a dieta e non era molto allegra come tipo di ragazza.
Con me era abbastanza nervosa e spesso riproponeva un copione che si era ripetuto varie volte nella mia vita e cioè quello 'padrona serva' a cui io mi adattavo piacevolmente perché mi ci ritrovavo bene.
A volte però mi pesava un po', senza sapere bene il perché sentivo un'oppressione, nonostante servissi con piacere.
Sempre in quel periodo mi rimisi in contatto con il ragazzo cattivo che amavo perdutamente, così ogni tanto uscivo con lui e la sua compagnia di amici di Milano.
Il mio amor proprio era ad un livello bassissimo e così tra la sorella del fidanzato, il ragazzo cattivissimo, la completa mancanza di amicizie e un'università di cui non mi fregava assolutamente niente, mi ritrovavo completamente svuotata.
Tutte quelle che erano state le mie passioni fino a quel momento, tutto il mondo che fino a quel momento mi aveva nutrito era sparito, mi aveva abbandonato.
Io e mia sorella ci eravamo iscritte ad un corso che frequentavamo insieme, a quel corso era iscritto anche un ragazzo bellissimo, che aveva dei lineamenti un po' orientali, i capelli un po' lunghi neri, assomigliava a un attore del telefilm "Saranno Famosi" che si chiamava Jesse Velasquez.
Noi due sembravamo sempre Fantozzi e il suo amico folletto, così andavamo al corso e ogni volta guardavamo il ragazzo bellissimo da lontano e ridevamo perché ci immaginavamo che andavamo a dirgli ogni sorta di idiozia.
Io dicevo: Però secondo me è stupido, è risaputo che quelli troppo belli sono degli stupidi.
E mia sorella diceva: Secondo me io mi fidanzo con lui.
Allora io dicevo: No è impossibile, è troppo bello.
Per noi rimaneva solo un argomento di discussione e un motivo in più per fare le cretine.
Comunque a me Milano non piaceva affatto.
giovedì 18 luglio 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Mia sorella doveva finire l'università e così decise di continuare gli studi a Milano e si trasferì con me nella casa dell'amico di mia zia.
L'appartamento era all'ultimo piano di un palazzo popolare, noi eravamo in sub affitto e dovevamo dire che eravamo delle sue parenti.
La cosa strana di questo appartamento era che in ogni stagione dell'anno c'era molto freddo ed essendo all'ultimo piano entrava sempre una specie di fuliggine dai camini.
Anche in estate prima di uscire mia sorella si metteva il cappotto, un cappello di lana, aveva un cappello che sembrava quello di Fantozzi, io invece ero nella fase 'folletto' avevo un cappello a punta e dei vestiti colorati.
Frequentavamo entrambe architettura, così uscivamo bardate in quel modo e poi ognuna andava a frequentare i suoi corsi, un giorno ci siamo incontrate e in un primo momento non ci siamo riconosciute e io nel vederla ho pensato: Quella pazza è vestita come Fantozzi, e lei ha pensato di me: Che scema, che buffona, poi avvicinandoci abbiamo capito che eravamo noi e abbiamo riso molto.
In quel periodo vivevamo come due esseri in un eremo, ridevamo molto, non avevamo molti contatti con gli altri umani, in casa non avevamo nessun apparecchio televisivo e neanche la radio.
Ancora adesso quando riparliamo di quel periodo ci viene molto da ridere, perché vivevamo come in un mondo parallelo, ma non stavamo male, ci faceva ridere tutto.
Mia sorella come sempre mi faceva degli scherzi atroci e a volte mi costringeva ad accompagnarla a vedere dei teatri o degli spettacoli d'avanguardia che per me erano delle vere torture.
Come dicevo, a me architettura faceva proprio schifo, mi annoiavo da morire, poi i corsi erano affollatissimi, a volte si doveva assistere in piedi a delle lezioni che di per se erano già insopportabili.
Non conoscevo nessuno e per quanto mi sforzassi non riuscivo a legare con nessuno. Mi ricordo che avevo conosciuto due ragazze che mi ricordavano un po' la mia amica D. così mi ci ero attaccata come un adesivo, ma capivo che loro non avevano voglia di fare amicizia con il folletto, anche perché era un folletto abbastanza lamentoso.
Così tornavo nell'appartamento pieno di fuliggine e mi consolavo con Fantozzi.
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