Nel supermercato dove vado a volte a fare la spesa c'è una cassiera giovane.
E' innamorata, lo so perché lo dice a volte, parla con tutti i clienti.
E' innamorata del ragazzo che sistema la frutta.
Ogni volta che mi fa il conto, lei mi parla e dice cose del tipo: Oggi sei preoccupata!
Oppure: Che bella giornata!
E io mi sveglio come da una specie di torpore e mi sorprendo del fatto che un altro umano comunica con me, mi guarda in faccia, capisce se sono preoccupata, anche se non mi conosce.
Lei mi guarda, guarda tutti e parla con le persone.
Lo trovo sorprendente e agghiacciante allo stesso tempo, perché ogni volta che mi capita questa cosa mi rendo conto che tutti andiamo in giro come se fossimo dentro dei corpi di piombo, con occhiali che al posto delle lenti hanno specchi che riflettono all'interno.
Dalla mia piccola indagine e osservazione ho capito che le persone che generalmente vedono gli altri sono:
innamorati
bambini
alcuni vecchi
i cosidetti matti
Poi ci sono i cani, ma non fanno parte del genere umano.
venerdì 5 luglio 2013
sabato 1 giugno 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Camminavamo parallele al mondo, in una via di mezzo, non eravamo più qui ma nemmeno là.
Io e mia sorella ormai non parlavamo d'altro.
Nelle nostre conversazioni con il mondo dei morti ad un certo punto si presentavano sempre le stesse 'persone', le conoscevamo per nome, ognuna aveva il suo carattere, alcune erano donne altri uomini.
Tutto quello che facevo parlava di loro, disegni, musiche, pensieri...
Un giorno mia sorella fece un provino per entrare in un'importante compagnia teatrale di Roma.
La presero.
Così da un giorno all'altro dovette partire per Roma.
Io adesso ero sola.
Più sola che mai.
Sola con i fantasmi e senza nessuno con cui far partire il piattino sulla tavola delle lettere dell'alfabeto.
Così imparai una cosa nuova, la scrittura automatica!
Appoggiavo la biro su un foglio bianco, chiamavo e loro arrivavano, scrivevano e parlavano con me.
Sempre loro, sempre gli stessi.
giovedì 30 maggio 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
TUTTO PROCEDEVA NORMALMENTE
Tutto procedeva normalmente, la scuola, il gruppo musicale la mia amicizia con D. e la mia nuova storia con un vero ragazzo.
Tutto era abbastanza normale, tranne una cosa...
Di notte ancora le solite visioni mi tormentavano, continue apparizioni di uomini e donne silenziose si aggiravano per la mia stanza. Adesso però non ero più terrorizzata, anzi iniziavo ad essere curiosa, volevo capire cosa fosse questo fenomeno notturno. Purtroppo però l'adolescenza spesso ci porta verso strade stupide che ci sembrano attraenti perché misteriose.
Non ricordo bene il perché ma in quel periodo mia sorella era tornata da Firenze e viveva con noi al ristorante, fu proprio con lei che cominciai a fare delle specie di sedute spiritiche per contattare i morti.
Avevamo creato una tavola con le lettere dell'alfabeto e dei numeri, poi mettevamo un piattino al centro e chiamavamo i morti.
La cosa spaventosa fu che fin dal primo momento il piattino cominciò a viaggiare velocissimo e a parlarci tramite le lettere dell'alfabeto. Per un certo periodo avevamo anche coinvolto mia mamma, che partecipava allegramente.
Tutto era cominciato in modo leggero ed era anche divertente, non sapevamo che si sarebbe trasformato in un incubo.
Questa cosa era così affascinante che io e mia sorella non facevamo altro durante tutto il giorno, era come una droga. A volte quando parlo con qualcuno tramite skype mi torna in mente quella stessa sensazione, era veramente come essere collegati con qualcuno tramite skype.
Le persone che sembravano apparire avevano tutte una gran voglia di parlare e raccontare le loro storie, come una frenesia, come se veramente fossimo riuscite ad aprire una comunicazione a banda larga con il paese dei morti.
lunedì 15 aprile 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
Ecco.
Sono tornata.
In realtà non ho ancora la connessione internet, sto scrivendo collegata al telefono.
Però abito nella casa nuova.
Ho tante cose da raccontare di questo mio trasferimento, della campagna, ma invece non lo farò...
Perché devo andare avanti con la storia della mia vita.
Io e D.
Da quel giorno a Venezia in qualche modo io e D. siamo rimasti insieme. Io ero la sua ragazza.
Come dicevo prima non ero del tutto convinta perché in quel periodo avevo altro per la testa, ma in fondo mi piaceva D. perché era misterioso, introverso, era alto, suonava la chitarra e in qualche modo c'era in lui qualcosa di molto familiare.
D. amava pescare, abitava in campagna, così facevamo lunghi giri sugli argini della pianura, mi ha fatto conoscere i fiumi, ascoltare i pesci, aspettare i pesci con pazienza.
Eravamo sempre fuori, estate e inverno, oppure a suonare.
D. lavorava in una fabbrica del suo paese che produceva il formaggio, a volte faceva i turni di notte, D. soffriva perché odiava lavorare in fabbrica e poi era allergico ad alcune sostanze che maneggiava e quindi a volte si riempiva di puntini. Però mi faceva sempre molto ridere perché mi raccontava di alcuni personaggi che lavoravano con lui con dei bellissimi soprannomi, come ad esempio "sincero" un uomo che raccontava molte storie inventate.
D. non amava parlare, invece io parlavo tantissimo e questa cosa lo spazientiva. Inoltre sono sempre stata una persona inquieta e lo tormentavo con i miei problemi esistenziali che per lui erano una vera tortura. Gli scrivevo così tante lettere che a volte non le apriva nemmeno.
Adesso che sono un po' vecchia capisco quanto fosse assillante la mia compagnia, ma credevo che questo fosse il modo in cui ci si comporta tra fidanzati.
Poi ero abituata con la mia amica D. con cui parlavo per ore e ore, per lei non ero assillante, era bello parlare con lei, ma forse mi ero confusa su quello che bisogna fare con un fidanzato e quello che invece si può fare con una amica.
giovedì 14 marzo 2013
LA STORIA DELLA MIA VITA
In questo periodo non scrivo quasi mai la storia della mia vita, ma questo è dovuto al fatto che la mia vita attuale occupa ogni istante e non lascia nessuno spazio per il passato.
Sto per trasferirmi nella casa in campagna e io e il mio fidanzato stiamo lavorando tantissimo per metterla a posto.
Credo di non essere mai stata così stanca in tutta la mia vita.
Ieri notte ero un po' giù di morale e gli ho detto: mi sento sfinita e inoltre mi sento come una pianta senza radici, niente è a posto non ho una casa dove stare, mi sento disorientata e stanchissima.
E A. mi ha risposto: Devi pensare che siamo come delle oche selvatiche che stanno migrando. Fanno tantissima fatica ma poi arrivano.
Stamattina eravamo alla casa a lavorare e io ho guardato il cielo e c'era un gruppo enorme di oche selvatiche che tutte in fila stavano migrando.
Allora ho chiamato A. e ho detto: Guarda le oche!!!
Allora ho pensato, nella mia vita succedono sempre cose veramente strane!
Faccio un po' fatica ad andare avanti con la storia della mia vita.
Credo sia dovuto al fatto che al punto in cui sono arrivata le cose cominciano a complicarsi.
Ed è difficile riaffrontarle, riguardarle in ordine.
Però l'esperimento consiste proprio in questo e non posso non farlo.
Quindi adesso racconterò quando D. il chitarrista del gruppo mi ha dichiarato il suo amore.
DICHIARAZIONE D'AMORE
Era inverno e un sabato sera io la mia amica D., S. il ricciolone bassista del gruppo e D. il chitarrista decidemmo di passare la notte a Venezia. Io avevo detto ai miei genitori che avrei dormito dalla mia amica e che sarei tornata il giorno dopo.
Siamo partiti in macchina e abbiamo passato la serata a girovagare per Venezia. Poi stanchi morti siamo andati verso una spiaggia con la macchina per dormire.
S. e la mia amica D. erano sul sedile posteriore e si sono addormentati quasi subito, D. era seduto al posto di guida e io ero di fianco. Io soffro di insonnia da sempre e quindi anche in quell'occasione non dormivo e neanche D. dormiva.
Così parlavamo di varie cose. Poi ad un certo punto non abbiamo più parlato i vetri erano tutti appannati e D. ha scritto con il dito sul vetro IO TI AMO.
Quando ho letto mi sono un po' messa a ridere.
Ma poi ho capito che lui non scherzava.
Allora gli ho detto: mi sembra un po' esagerato... Credo di aver detto così.
Credo di aver provato un senso di confusione.
Tutto andava bene in quel periodo, mi divertivo, ero felice, non pensavo ad innamorarmi e poi un po' ero ancora invaghita di quel ragazzo cattivo di Milano.
Però era bello il mare di notte che avevamo di fronte, siamo scesi dalla macchina e abbiamo guardato le onde.
Il giorno dopo ho raccontato alla mia amica D. della dichiarazione d'amore di D. e del fatto che non sapevo cosa fare.
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