giovedì 1 agosto 2013

LA STORIA DELLA MIA VITA



La sera dello spettacolo, mi ricordo, ero molto agitata, nonostante dovessi muovere solo il manichino e preparare vari oggetti dietro le quinte.
Questa esperienza mi ha fatto capire molto bene, che il teatro con me non aveva niente a che fare, oppure io non avevo niente a che fare con il teatro.

Però dopo lo spettacolo ci siamo divertiti perché abbiamo fatto una festa dove si ballava e si festeggiava tutti assieme la fine del lavoro.

Quella sera a vedere lo spettacolo c'era anche il ragazzo bellissimo, quello che io e mia sorella guardavamo sempre da lontano, io non me ne ero accorta e ad un certo punto, dopo lo spettacolo, mia sorella è venuta da me trafelata e agitata dicendomi: Sai chi mi ha parlato??
E io: no, chi?
E lei: Il ragazzo bellissimo, mi ha chiesto di uscire con lui!!!

In quel momento mi ricordo che una rabbia e una desolazione infinita si è impadronita del mio cuore, l'avrei picchiata a sangue, ero gelosa, disperata e pensavo che in tutto questo ci fosse qualcosa di profondamente ingiusto, ma nello stesso tempo non capivo il perché di tutta quella rabbia, non riuscivo a capire il perché.
Ho un ricordo di quel momento come di nebbia, come se in un solo istante si fosse alzata una nebbia fitta e desolante. Mi veniva da piangere.
Mia sorella mi disse: Devi tornare a casa con qualcuno, io esco con lui.

Il resto della serata non lo ricordo più, penso di aver detto delle parolacce a mia sorella, ma lei era felice.

Da quel giorno il ragazzo bellissimo che si chiamava A. veniva spesso nel nostro appartamento, dopo siamo diventati amici.

sabato 27 luglio 2013

LA STORIA DELLA MIA VITA



Il ragazzo per cui avevo perso la testa continuava a maltrattarmi, e io soffrivo, ma allo stesso tempo non potevo fare a meno di frequentarlo, era una continua umiliazione, a volte se vedeva delle ragazze che gli piacevano voleva che io gli stessi distante di modo che sembrasse da solo. Faceva dei commenti dispregiativi sul mio abbigliamento oppure sui miei capelli, spesso mi abbandonava nel mezzo di una serata, serata per cui mi ero preparata piena di agitazione ed aspettative, mi lasciava con la sua compagnia di amici e se ne andava, così io rimanevo lì con il magone a cercare di fare la buffona.
Non so se è una fase che prima o poi passano tutte le donne, ma comunque nel mio caso, percepivo tutto questo come una cosa a cui io non potevo sottrarmi.
Era veramente un periodo di vera 'merda' mi sentivo così svalutata che non potevo pretendere di meglio che essere maltrattata da tutti, e in fin dei conti ripensandoci ora mi rendo conto che ero come anestetizzata, una parte di me era completamente silente e dormiente, e la parte masochista era soddisfatta e appagata.

Io e mia sorella ci eravamo iscritte ad un altro corso insieme, il corso di teatro.
Il politecnico stava organizzando un grande spettacolo all'interno dell'ex Bovisa, un enorme capannone industriale. Era uno spettacolo su un testo di Fassbinder.
Mia sorella essendo già attrice venne scelta per recitare un personaggio femminile abbastanza importante, indossava una parrucca di capelli rossi lunga fino alla schiena era molto bella quando recitava.
Ma devo dire che mia sorella quando recita è sempre molto bella, anche adesso, emana una forza che durante la vita tiene a bada non si sa dove e così diventa luminosa e bellissima e in generale chi la vede la vorrebbe... sì la vorrebbe, perché si percepisce un'energia che tutti vorrebbero per sé e così io credo le persone confondono l'energia con la persona e vorrebbero la persona, per provare ancora quella sensazione.

Io invece ero stata scelta per trasportare un manichino con le rotelle, dovevo essere invisibile, doveva sembrare che il manichino si muovesse da solo, infatti mi ero vestita di nero. A me riusciva bene essere invisibile, ero ben addestrata a questo compito!
Poi dovevo fare altre azioni di spostamenti di scenografie e oggetti 'dietro le quinte'.

Facemmo molte prove.

domenica 21 luglio 2013

Ballare



Oggi c'è molto caldo.

Ieri sono andata a un festival rock perché Andrea aveva un banco dove vendeva le sue cose.
Io sono stata un po' al banco, ma poi ha suonato un gruppo che faceva venire molta voglia di ballare.
Io ho sempre amato tantissimo ballare, allora ho pensato: Ma sì dai in fondo cosa mi può mai succedere...
Voi penserete: Ma perché cosa le potrebbe mai succedere ballando?
Ma in realtà io ho una colonna vertebrale e in generale le ossa che non sono più disposte a ballare con me e così prima di raccontarvi cosa mi è successo ieri vi racconterò cosa mi è successo l'anno scorso.

L'anno scorso un mio amico che ha un bar mi ha detto: Stasera vieni che c'è il dj set!
Allora io ho detto: Sì, va bene, invito anche la Jo!
La Jo è una mia amica con cui faccio spesso queste cose mondane.

Così ci siamo presentate al bar nell'ora dell'aperitivo, abbiamo bevuto uno spritz e poi volevamo ballare, perché anche alla Jo piace molto ballare, però non ballava nessuno.
Abbiamo aspettato un po' e poi abbiamo detto: Ma dai cosa importa se non balla nessuno, balliamo noi!!
Sì dai balliamo!!!

Abbiamo cominciato a ballare, ma io ho un problema, non riesco a trattenermi e quando ballo dopo un po' esagero tantissimo, entro in uno stato di trans dove penso di poter fare qualsiasi cosa.
Anche quella sera è successo così.
Ad un certo punto il dj ha messo un brano che il ritornello faceva così: JUMP JUMP JUMP.
Così ho cominciato a saltare con tutta la forza che avevo in corpo, cercando di saltare il più in alto possibile. Quella canzone è abbastanza lunga.

La mattina dopo avevo il femore incrinato.

Tornando a ieri notte, ho cominciato a ballare piano piano, dicendo a me stessa: Resisti, non lasciarti andare, balla poco, non muovere troppo la schiena.
Per un po' ci sono riuscita, ma poi un'altra parte di me ha detto: Ma dai basta!!! Lasciati andare, cosa mai può succederti non pensarci.

Io ho ascoltato quella che mi diceva: lasciati andare.

Oggi non riesco a muovere la schiena, ho prenotato una risonanza magnetica.

Però ieri sera mi sono divertita!!

LA STORIA DELLA MIA VITA



In quell'anno credo di aver dato qualche esame a fatica e l'anno seguente ci siamo trasferite in un'altro appartamento.

Mia sorella in quel periodo era assieme a un ragazzo di Lecce che aveva una sorella che studiava danza, la quale decise di frequentare una scuola a Milano, così venne ad abitare con noi.

Mia sorella cominciava ad uscire più spesso per conto suo, aveva preso contatti con vari teatri e così spesso mi ritrovavo in casa con la sorella del suo ragazzo che era sempre a dieta e non era molto allegra come tipo di ragazza.
Con me era abbastanza nervosa e spesso riproponeva un copione che si era ripetuto varie volte nella mia vita e cioè quello 'padrona serva' a cui io mi adattavo piacevolmente perché mi ci ritrovavo bene.
A volte però mi pesava un po', senza sapere bene il perché sentivo un'oppressione, nonostante servissi con piacere.

Sempre in quel periodo mi rimisi in contatto con il ragazzo cattivo che amavo perdutamente, così ogni tanto uscivo con lui e la sua compagnia di amici di Milano.
Il mio amor proprio era ad un livello bassissimo e così tra la sorella del fidanzato, il ragazzo cattivissimo, la completa mancanza di amicizie e un'università di cui non mi fregava assolutamente niente, mi ritrovavo completamente svuotata. 
Tutte quelle che erano state le mie passioni fino a quel momento, tutto il mondo che fino a quel momento mi aveva nutrito era sparito, mi aveva abbandonato.

Io e mia sorella ci eravamo iscritte ad un corso che frequentavamo insieme, a quel corso era iscritto anche un ragazzo bellissimo, che aveva dei lineamenti un po' orientali, i capelli un po' lunghi neri, assomigliava a un attore del telefilm "Saranno Famosi" che si chiamava Jesse Velasquez.
Noi due sembravamo sempre Fantozzi e il suo amico folletto, così andavamo al corso e ogni volta guardavamo il ragazzo bellissimo da lontano e ridevamo perché ci immaginavamo che andavamo a dirgli ogni sorta di idiozia.
Io dicevo: Però secondo me è stupido, è risaputo che quelli troppo belli sono degli stupidi.
E mia sorella diceva: Secondo me io mi fidanzo con lui.
Allora io dicevo: No è impossibile, è troppo bello.

Per noi rimaneva solo un argomento di discussione e un motivo in più per fare le cretine.

Comunque a me Milano non piaceva affatto.

giovedì 18 luglio 2013

LA STORIA DELLA MIA VITA



Mia sorella doveva finire l'università e così decise di continuare gli studi a Milano e si trasferì con me nella casa dell'amico di mia zia.

L'appartamento era all'ultimo piano di un palazzo popolare, noi eravamo in sub affitto e dovevamo dire che eravamo delle sue parenti.
La cosa strana di questo appartamento era che in ogni stagione dell'anno c'era molto freddo ed essendo all'ultimo piano entrava sempre una specie di fuliggine dai camini.
Anche in estate prima di uscire mia sorella si metteva il cappotto, un cappello di lana, aveva un cappello che sembrava quello di Fantozzi, io invece ero nella fase 'folletto' avevo un cappello a punta e dei vestiti colorati.

Frequentavamo entrambe architettura, così uscivamo bardate in quel modo e poi ognuna andava a frequentare i suoi corsi, un giorno ci siamo incontrate e in un primo momento non ci siamo riconosciute e io nel vederla ho pensato: Quella pazza è vestita come Fantozzi, e lei ha pensato di me: Che scema, che buffona, poi avvicinandoci abbiamo capito che eravamo noi e abbiamo riso molto.

In quel periodo vivevamo come due esseri in un eremo, ridevamo molto, non avevamo molti contatti con gli altri umani, in casa non avevamo nessun apparecchio televisivo e neanche la radio.
Ancora adesso quando riparliamo di quel periodo ci viene molto da ridere, perché vivevamo come in un mondo parallelo, ma non stavamo male, ci faceva ridere tutto.
Mia sorella come sempre mi faceva degli scherzi atroci e a volte mi costringeva ad accompagnarla a vedere dei teatri o degli spettacoli d'avanguardia che per me erano delle vere torture.

Come dicevo, a me architettura faceva proprio schifo, mi annoiavo da morire, poi i corsi erano affollatissimi, a volte si doveva assistere in piedi a delle lezioni che di per se erano già insopportabili.
Non conoscevo nessuno e per quanto mi sforzassi non riuscivo a legare con nessuno. Mi ricordo che avevo conosciuto due ragazze che mi ricordavano un po' la mia amica D. così mi ci ero attaccata come un adesivo, ma capivo che loro non avevano voglia di fare amicizia con il folletto, anche perché era un folletto abbastanza lamentoso.
Così tornavo nell'appartamento pieno di fuliggine e mi consolavo con Fantozzi.

domenica 14 luglio 2013

Alga



Oggi parlavo con una mia amica molto cara.
Lei è giapponese, è molto saggia. Un giorno in cui io avevo paura perché percorrevamo una strada sedute su un autobus che saliva una stradina di montagna e lei era molto tranquilla mi ha detto: Simona non avere paura, devi fare come un'alga.
Io allora le ho chiesto: ma in che senso?
E lei mi ha risposto: Le alghe seguono l'andamento delle onde, se fossero rigide si spezzerebbero, invece devi fare come loro, seguire le cose che accadono senza spezzarti.

Oggi allora le dicevo che ricordo sempre questa cosa che mi ha detto, in particolare in questo periodo in cui soffro di fortissimi mal di schiena. Credo di essermi opposta per anni alla vita, cercando di resistere, diventando rigida ad ogni colpo e così adesso soffro.

Oggi dicevamo che la vita sa sempre cosa fa, ti fa incontrare le persone che servono alla tua anima, fa in modo che le persone che ti danneggiano si allontanino, la vita crea forti dolori per farti morire e poi farti rinascere nuovo. Noi non capiamo quasi mai e ci opponiamo testardi, non vogliamo stare male, abbiamo tanta paura e poniamo una grande resistenza come querce secolari, ma noi non siamo querce secolari siamo solo dei deboli fuscelli e ci spezziamo.

Così parlando con la mia amica cara ho capito che anche il fatto di non avere mai un soldo nelle tasche da anni forse ha un significato, ogni volta devo inventarmi qualcosa per sopravvivere, e negli anni ho inventato anche delle cose belle, e tutta questa miseria economica alla fine ha prodotto delle cose preziose.

sabato 13 luglio 2013

D.



Ieri sera è venuta a trovarmi la mia amica D.
Adesso abitiamo distanti e così ci possiamo vedere raramente.
Abbiamo mangiato la pizza e abbiamo parlato fino a tardi.
Ci hanno punto molte zanzare.

Ci siamo riviste dopo tanto tempo.
Ma come sempre, la sensazione è quella di esserci salutate solo il giorno prima.
Tutto è naturale con D., parlare risulta facile, non è necessario spiegare niente, lei poi conosce la mia vita passata e sa molte più cose di me, più di quante ne può sapere il mio fidanzato.
Così quando la rivedo è come se potessi rilassarmi.

E' stato bello rivederla.